Chi è senza pregiudizio scagli la prima pietra

“È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio”
Albert Einstein
Seppur a “malincuore” ognuno di noi deve ammettere che, in un modo od in un altro, è soggetto a pregiudizio. Benché verbalmente avversi ad ogni discriminazione, inconsapevolmente nutriamo una qualche forma di diffidenza verso chi è diverso; questo, almeno, è quello che sostengono gli studiosi di Project Implicit, guidati dal professore di psicologia alla University of Washington Anthony G. Greenwald. Il docente, assieme al suo collega Mahzarin R. Banaji, non si è limitato a scrivere il libro “Blindspot: Hidden Biases of Good People” (“Punto cieco: i pregiudizi nascosti delle persone buone”), ma ha anche messo a punto un test chiamato Implicit Association Test (IAT) che già dalla metà degli anni novanta monitora le associazioni di idee tra volti e concetti. Il test si divide in otto sezioni, ciascuna delle quali affronta un tema di pregiudizi: ETÀ, RAZZA, NAZIONALITÀ, GENERE, DISABILITÀ, COLORE DELLA PELLE, PESO ed ORIENTAMENTO SESSUALE.
Lo svolgimento del test, probabilmente, vi ricorderà un videogame anni ‘80. Una volta messi i propri dati ed espresse le proprie preferenze politiche (non proprio aggiornate) e religiose, si passa alla fase dell’associazione dei volti. Per fare un esempio, a sinistra c’è scritto “bene” e a destra “male”; se compare la scritta “gloria” si digiterà il tasto a sinistra, se comparirà “malvagio” quello di destra. Successivamente, nel test, si intervallano le foto e i concetti, con un paio di passaggi che invertono la posizione di bene e male. Il succo è questo: se ci si mette meno tempo ad associare un concetto positivo al bene dopo che si è appena associato un volto con determinate caratteristiche, si avrà una preferenza per le persone con le stesse caratteristiche e viceversa.
Troppo complicato? Qui si può provare il test, ospitato nel sito dell’Università di Harvard (è anche in italiano!!).
Considerando che la popolazione italiana risulta essere la PRIMA in Europa e la 12° nel mondo in quanto a distorsione della realtà (Ricerca pubblicata da IPSOS-MORI), la consapevolezza dell’esistenza dei suddetti pregiudizi potrebbe essere un primo strumento per alleviare le tensioni sociali in atto.
Il test, infatti, sembra confermare che gli “implicit bias” siano tuttora molto presenti.
Uno degli aspetti più curiosi della ricerca è che, anche se i pregiudizi sono maggiori verso le persone di etnia diversa, ci sono anche pregiudizi intra-gruppo. Per intenderci: mentre gli americani bianchi tendono a pregiudizi “impliciti” contro le altre etnie, anche chi appartiene a queste ultime può avere pregiudizi contro il proprio gruppo di appartenenza! (un esempio chiarificatore potrebbe essere l’esponente della Lega Toni Iwobi).
Dobbiamo rassegnarci al PRE-GIUDIZIO?
Fortunatamente no. Diversi approcci possono ridurlo (anche a livello profondo); alcuni metodi prevedono un contatto con le persone che sfidano gli stereotipi o con individui e gruppi nei confronti dei quali abbiamo dei pregiudizi INCONSAPEVOLI.
In un momento così delicato imparare a relazionarsi alle persone e non alle etichette, potrebbe fornirci un ottimo ausilio nella comprensione del mondo, e magari scoprire che l’idea che avevamo era vana ed approssimativa…un pregiudizio per l’appunto. Prima lo capiamo e meglio è!
Dott. La Tosa Raffaele
Psicologo Clinico
Psicoterapeuta

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